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La Libia e l’Italia. Dal Colonialismo all’ISIS

COMUNICATO STAMPA: MOSTRA E RASSEGNA
“La Libia e l’Italia. Dal Colonialismo all’ISIS”

MOSTRA Documentaria e Fotografica
Dal 18 Aprile al 17 Maggio 2015
Sala Conferenze Libreria Rinascita

Iniziativa promossa da
ISML Ascoli Piceno (Istituto Provinciale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche e dell'età Contemporanea).

A cura di Costantino di Sante

La mostra offrirà anche un momento formativo per insegnanti e studenti. Venerdì 17 Aprile, infatti dalle 14.30 alle 16 si terrà una anteprima a cura del storico Costantino di Sante. I partecipanti a questo incontro riceveranno attestato per i crediti formativi rilasciato dall’ISML.
Un grande appuntamento con la storia e con il mondo contemporaneo.

 

IL CALENDARIO DELLA RASSEGNA

ANTEPRIMA: Venerdì 17 Aprile 2015 dalle ore 14.30 alle 16.00
Corso di formazione per insegnanti e studenti: “La Libia e il colonialismo italiano”
verrà rilasciato attestato valido per i Crediti Formativi rilasciato dall’ISML

Sabato 18 Aprile 2015 ore 18
Inaugurazione della MOSTRA con il curatore COSTANTINO DI SANTE

Lunedì 4 Maggio 2015 ore 18
“Archeologia in Libia: dalla morte di Gheddafi all’ISIS”
Incontro con Fabian Baroni (Università Roma 3)

Domenica 10 maggio 2015
ore 17.00 “Le maschere del Califfo”
Incontro e dibattito con Dario Fabbri (Limes)
ore 18.00 “ISIS. Lo stato del terrore”
In collegamento Skype Loretta Napoleoni (economista)

APPROFONDIMENTO

Com’è possibile che l’opinione pubblica italiana non conosca quasi nulla della Libia? Essendo stata la Libia una nostra colonia, viste anche le strette relazioni politiche ed economiche, e quanto mai paradossale che le informazioni e gli studi a nostra disposizione siano così scarsi. Questa analfabetismo della storia coloniale è dovuto a diversi fattori geopolitici ed economici strettamente legati alla crisi dell’intero bacino del Mediterraneo. Ma non poco pesano le amnesie storiche del nostro passato coloniale che rimane poco conosciuto e poco studiato. Nel centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, in pochi hanno ricordato che ricorreva anche il centenario della guerra di Libia. Anche in questo periodo di celebrazioni per la Grande Guerra in pochi hanno messo in evidenza come l’occupazione della “quarta sponda” nel 1911 contribuì a destabilizzare gli equilibri geopolitici nel Mediterraneo e nei Balcani. Questa mancata riflessione sul nostro passato coloniale è stata elusa, malgrado negli ultimi mesi la drammatica escalation della crisi libica ha evidenziato quanto poco si conosca della storia di quei popoli. La sua storia e soprattutto quella della colonizzazione italiana è rimasta e rimane sottaciuta.

Nel dopoguerra, la perdita delle colonie e il mancato dibattito sui traumi della decolonizzazione, hanno permesso all’Italia repubblicana di identificare la vicenda coloniale con quella fascista. Questo ha favorito i silenzi e la costruzione dell’idea di un’Italia coloniale che ha portato solo “civiltà”, strade e ponti. Le violenze, le distruzioni, le mine, i lutti e le dolorose memorie che questo aveva determinato furono ben presto dimenticate. Le discriminazioni, lo sfruttamento, le deportazioni, le stragi e i diversi crimini che furono compiuti durante l’occupazione delle terre dell’“oltremare” sono stati rimossi, o apertamente negati a favore del “mito” dell’italiano “buono”. All’elaborazione e alla costruzione di questo stereotipo, hanno contribuito diversi processi di rimozione che hanno interessato, prima ancora che la storiografia, l’apparato politico e sociale del nostro paese. Malgrado le ricerche e le nuove acquisizioni documentarie abbiano ampiamente messo in discussione questo luogo comune, nell’immaginario collettivo si è sedimentata una memoria storica parziale e distorta.

Ancora oggi, nonostante la crisi libica continui ad essere al centro dell’attenzione dei mezzi di comunicazione, siamo impreparati a comprendere movimenti, conflitti e i cambiamenti sociali e politici che stanno avvenendo in Medio Oriente e nell’Africa settentrionale. Per questo motivo, in collaborazione con l’Istituto storico di Ascoli Piceno, abbiamo deciso di esporre la mostra di Costantino Di Sante “L’occupazione italiana della Libia. Violenza e colonialismo (1911-1943)” e di realizzare intorno ad essa delle iniziative di approfondimento per conoscere il passato e capire il presente della Libia e del mondo contemporaneo.

SCHEDA MOSTRA

Oggetto: Esposizione mostra foto-documentaria “L’occupazione italiana della Libia. Violenza e colonialismo 1911-1943” e iniziative collaterali.
Negli ultimi anni la Libia è stata ed è al centro dell’attenzione dei mezzi di comunicazione, mentre la conoscenza della sua storia e del periodo della presenza italiana rimane ancora poco conosciuta e poco studiata. Per rendere comprensibile all’opinione pubblica ciò che oggi sta accadendo in Libia, è indispensabile sapere ciò che è accaduto nella storia del suo recente passato. Per favorire la conoscenza di questo Paese, ed in particolare il periodo coloniale italiano, abbiamo realizzato la mostra foto-documentaria: L’occupazione italiana della Libia. Violenza e colonialismo 1911-1943.

Realizzata dal Centro per l’Archivio Nazionale di Tripoli e curata da Costantino Di Sante e Salaheddin Sury, la mostra restituisce al visitatore la possibilità di conoscere il periodo della colonizzazione italiana attraverso un percorso storico-didattico illustrato da oltre settanta pannelli e da alcune proiezioni di foto storiche.

La ricerca di documenti, foto e segni di memoria è stata effettuata, oltre che nell’archivio di Tripoli, negli archivi italiani dello Stato Maggiore dell’Esercito, del Ministero degli Esteri e presso l’Archivio Centrale dello Stato di Roma. La consulenza scientifica è stata garantita da studiosi italiani e libici. Per permettere una sua esposizione anche a livello internazionale, la mostra è stata duplicata; una copia in italiano/arabo e una in arabo/inglese ed è stato realizzato un catalogo per ogni lingua (italiano, inglese e arabo).
La copia in arabo/inglese, dopo la sua inaugurazione a Tripoli nel 2010, doveva essere esposta presso i centri culturali libici delle principali capitali europee (Londra, Parigi, Bruxelles etc...) e a  New York, ma la guerra civile e le continue crisi di governo hanno impedito fino ad oggi che ciò avvenisse.  Mentre la copia italiano/arabo è stata esposta a Siena presso l’Università, a Firenze presso Palazzo Medici-Riccardi, a Bolzano presso l’Università, a Merano presso la sala civica Otto Huber, a Brescia presso l’Istituto Gambara, ad Ancona presso la Mole Vanvitelliana, a Macerata presso l’auditorium S. Paolo dell’Università, a Carpi presso l’ex campo di concentramento di Fossoli, a Sulmona presso l’Archivio di Stato, a Chieti presso il Liceo classico G.B. Vico, ad Alessandria presso palazzo Borsalino dell’Università degli Studi, a Casale Monferrato, a Sassari presso il Convitto Nazionale Canopoleno e a Pesaro presso Palazzo Laurana.

La mostra offre al visitatore una più attenta riflessione su quelle che furono le violenze del colonialismo italiano, senza tralasciare quelli che furono i contesti nei quali esse si verificarono. Per questo, alcuni pannelli sono dedicati a temi che mostrano aspetti politici, culturali, economici e sociali del colonialismo italiano, come, ad esempio, le peculiarità del colonialismo italiano, i rapporti di collaborazione con parte dei notabili locali, la “valorizzazione della colonia”, gli esempi di architettura italiana, l’“incontro coloniale”, il lavoro svolto dai coloni in particolare durante il periodo di Italo Balbo, l’internamento e le persecuzioni subite dalla comunità ebraica durante il secondo conflitto mondiale, la fine del colonialismo italiano dopo la battaglia di El Alamein.

Al lato della mostra è possibile organizzare corsi di formazione per gli insegnanti, presentazioni di libri, seminari, incontri, proiezione di documentari e film.

I PROTAGONISTI:

Costantino Di Sante Storico dell’ISML. Si è occupato della storia della Resistenza, dell'internamento fascista in Abruzzo, dell'occupazione della Jugoslavia, del colonialismo italiano in Libia. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo: "Stranieri indesiderabili. Il campo di Fossoli e i "centri raccolta profughi" in Italia (1945-1970)", Verona 2001; "Dizionario del Risorgimento", L'Aquila 2011; "Nei campi di Tito. Soldati, deportati e prigionieri di guerra italiani in Jugoslavia (1941-1952)", Verona 2007; "Italiani senza onore. I crimini in Jugoslavia e i processi negati (1941-1951)", Verona 2005.  Di Sante ha inoltre curato il catalogo della mostra "Fascismo e Resistenza nel Piceno" (Ascoli Piceno 2003) e il volume "I campi di concentramento in Italia. Dall'internamento alla deportazione (1940-1945)" (Milano 2002).

Fabian Baroni, archeologo e forografo. Dipartimento di Studi Umanistici Università di Roma 3. Tra le sue pubblicazioni: Leptis Magna, a cura  Barbara Bianchi e Luisa Musso , foto di Fabian Baroni, All'Insegna del Giglio, 2012 e Il museo di Sabratha nei disegni di Diego Vincifori: architettura e archeologie nella Libia degli anni trenta, a cura di Luisa Musso e Laura Buccino, foto di Fabian Baroni, All'Insegna del Giglio, 2013.

Dario Fabbri. Giornalista, consigliere redazionale di Limes. Esperto di America e Medio Oriente. 

Limes, rivista italiana di geopolitica, diretta da Lucio Caracciolo, è stata fondata nel 1993 e si è ormai affermata come uno dei più influenti e autorevoli luoghi di riflessione geopolitica in Europa. La data di fondazione è già in sé significativa: Limes nasce subito dopo il crollo del Muro di Berlino e dell’Unione Sovietica, in una fase di straordinari cambiamenti geopolitici in Europa e nel mondo. A differenza di altre riviste di geopolitica, Limes si basa sull’incrocio di competenze e approcci molto diversi. Ad essa collaborano infatti studiosi (storici, geografi, sociologi, politologi, giuristi, antropologi eccetera) ma anche decisori (politici, diplomatici, militari, imprenditori, manager eccetera), in uno scambio aperto di opinioni e in una feconda contaminazione di approcci. Salvo le opinioni apertamente razziste, in quanto tali avverse a un dibattito aperto e paritario, tutte le idee politiche e geopolitiche hanno pieno accesso alla rivista. Essa si fonda infatti sul confronto contrastivo di rappresentazioni e progetti geopolitici diversi o anche opposti. L’essenziale è che essi siano riconducibili a conflitti di potere nello spazio (terrestre, marittimo, aereo), e che siano quindi cartografabili. L’uso di cartine geopolitiche è quindi essenziale per sviluppare il confronto, e su Limes infatti la cartografia abbonda, senza peraltro nessun ammiccamento al determinismo geografico di moda nella geografia politica ottocentesca o anche in alcune scuole geopolitiche novecentesche.

Loretta Napoleoni, tra i massimi esperti mondiali di terrorismo, è un’economista, analista e scrittrice. Esperta di finanziamento di gruppi terroristici e riciclaggio di denaro, ha scritto numerosi libri di grande successo, sia in Italia che all’estero, tra cui Terrorismo S.p.A. (2005), Economia Canaglia. Il lato oscuro del nuovo ordine mondiale (2008) e Democrazia vendesi. Dalla crisi economica alla politica delle schede bianche (2013). È consulente di numerosi enti internazionali e forze di sicurezza, oltre che editorialista per diverse testate in tutto il mondo, tra le quali “El País”, “Le Monde” e “The Guardian”. Per Feltrinelli ha pubblicato Isis. Lo Stato del terrore. Chi sono e cosa vogliono le milizie islamiche che minacciano il mondo (2014). 

IL LIBRO: Isis. Lo Stato del terrore  - Il primo libro che racconta la scioccante verità sul gruppo terroristico che sfida l’Occidente in nome del Califfato. “Secondo molti sostenitori, il principale obiettivo dello Stato Islamico è rappresentare per i musulmani sunniti ciò che Israele è per gli ebrei: uno stato nella loro antica terra, rioccupata in tempi moderni; un potente stato confessionale che li protegga ovunque essi si trovino.” Le decapitazioni dei prigionieri. La pulizia etnico-religiosa nelle zone occupate dell’Iraq. La proclamazione di un Califfato. Queste sono le cose che i media hanno cominciato a raccontarci nell’estate 2014 sull’Isis, i pochi frammenti di un mosaico nuovo e terribile, a cui il mondo non era pronto.
Queste milizie hanno conquistato un territorio più vasto del Texas nel cuore del Medio Oriente, hanno dissolto i confini dettati dal colonialismo occidentale un secolo fa, hanno costretto gli Usa a tornare a bombardare l’Iraq. Ma chi sono, da dove vengono, come hanno fatto a diventare così potenti, e fin dove possono arrivare? In questo libro Loretta Napoleoni, uno dei massimi esperti di terrorismo internazionale, offre al grande pubblico il primo e più completo ritratto dell’Isis – il cui stesso nome è mutato molte volte, a seconda delle diverse condizioni sul campo e nel sistema mediatico. Perché, scrive Napoleoni, “quel che distingue questa organizzazione da ogni altro gruppo armato che l’ha preceduta e quel che ne spiega l’enorme successo sono la sua modernità e il suo pragmatismo”.
Dimenticate i talebani, che tenevano l’Afghanistan nel Medioevo. Dimenticate al Qaeda, che aleggiava senza una vera e propria potenza militare, capace solo di colpi isolati, di scarso valore geopolitico. Questa nuova minaccia punta a un ambiziosissimo obiettivo: far nascere dalle ceneri dei conflitti mediorientali non un gruppo terroristico, ma un vero e proprio stato – con un suo territorio, una sua economia e un’enorme forza di attrazione per i musulmani fondamentalisti di tutto il mondo.

Eleonora Tassoni
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