La Negazione del Dissenso

La Negazione del Dissenso
Persecuzione e confino politico degli
 antifascisti del Piceno (1926-1945)

Ricerca Intitolata al Dott. Giuseppe Cesari

Questo lavoro di ricerca è stato eseguito da:
Maria Paola Del Rossi - Costantino Di Sante - Andrea Di Stefano
Elaborazione Immagini: Dante Loreti e Franco Tufoni

Indice Vigilati
Il database La Negazione del Dissenso è il risultato di una ricerca promossa dall’ISML di Ascoli Piceno e finanziato dalla Regione Marche nell’ambito delle celebrazioni per il 60° anniversario della Liberazione.
La ricerca, condotta presso l’Archivio di Stato di Ascoli Piceno e l’Archivio Centrale dello Stato di Roma, è consistita nella consultazione di circa 200 faldoni che compongono il fondo “vigilati politici” e nella realizzazione di schede biografiche attraverso le quali si è tentato di definire un quadro, quanto più esaustivo, del sistema repressivo fascista in una realtà specifica quale quella ascolana. L’universo di riferimento della ricerca ci ha portato a un’analisi che prende in esame non solo il fenomeno dell’antifascismo tout court, ma più in generale i vigilati politici, tutti coloro, cioè, che per il Regime potevano essere ricompresi nella definizione di “sovversivo”.
Volutamente abbiamo scelto una periodizzazione molto ampia che va dal 1926, quando vengono promulgate le cosiddette “leggi fascistissime” e soppressa ogni forma di pluralismo politico, alla fine del secondo conflitto mondiale. Nel 1927 viene fondata ufficialmente anche la Polizia segreta fascista (che prenderà il nome di OVRA solo nel 1930) e che rappresenta uno strumento essenziale della legislazione repressiva fascista la cui azione viene favorita dalla legge di Pubblica Sicurezza del 6 novembre 1926 n. 1848 e dal Testo Unico di Pubblica Sicurezza del 18 giugno 1931 n. 773. In base a queste norme la Polizia acquisisce la facoltà di emarginare dalla società coloro che costituiscono motivo di scandalo per il Regime, tramite provvedimenti amministrativi di diffida, ammonizione o confino.
Dal database elaborato è possibile scorgere tutta la complessità di quel sistema di repressione del “dissenso” che il fascismo eredita dall’età liberale e rivede nel corso delle diverse fasi del Regime. Quello che emerge è un quadro complesso, articolato e dalle mille sfaccettature, ma che apre anche nuovi percorsi d’indagine storica e storiografica sul sistema di repressione fascista. La costruzione del “consenso” tra le masse rappresenta uno degli elementi peculiari del Regime. La più recente storiografia che ha affrontato il problema del radicamento del potere fascista in una società di massa – grazie all’enorme messe di studi, sia locali che nazionali, realizzati – si trova sostanzialmente d’accordo nell’interpretare il “consenso” al Regime come il risultato di una combinazione tra elementi coercitivi ed elementi persuasivi. Se lo strumento della propaganda, il controllo dell’informazione e l’irregimentazione di tutti gli spazi sociali a partire dalla scuola, al teatro, al cinema, il turismo e il tempo libero rappresentano sicuramente uno degli strumenti attraverso cui lo Stato totalitario costruisce e cerca di mantenere il controllo, oltre che il “consenso”, delle masse e limitare ogni forma di pensiero critico; dall’altro lato la repressione di qualsiasi tipo di “dissenso” sociale e politico attraverso lo strumento poliziesco al fine della conservazione del potere diviene uno dei pilastri della sua stessa esistenza.
Dietro il paravento di un apparente lassismo e di un’ostentata benevolenza paternalistica, infatti, il fascismo crea sia i meccanismi di uno Stato di Polizia, sia il sistema giudiziario a questo più consono.
A partire dall’analisi delle schede non solo si ha uno spaccato piuttosto articolato di quanto ampio e capillare sia stato il sistema repressivo fascista, ma anche di come esso non si sia limitato a colpire gli oppositori antifascisti del Regime, riguardando, al contrario, la stragrande maggioranza della popolazione.

Guida alla consultazione del database
La prima fase della ricerca ha prodotto la redazione di 200 schede biografiche con relativa appendice documentaria. La consultazione del database è possibile attraverso un motore di ricerca nel quale digitare cognome e nome del biografato o semplicemente cliccando su ciascuna terzina di lettere dell’alfabeto.
In aggiunta alle essenziali indicazioni biografiche di base (i.e. cognome e nome; luogo e data di nascita e di morte; luogo di residenza; professione ecc.) ciascuna scheda contiene le informazioni sull’appartenenza politica del biografato, sul motivo e sulla durata dei provvedimenti di vigilanza a suo carico. Ogni scheda è accompagnata da una foto, quando è stato possibile rinvenirla. Cliccando sulle icone poste in calce a ciascuna scheda è possibile visualizzare una selezione dei documenti più significativi riguardanti il biografato.
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