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Risorgimento nel Piceno tra patrioti e briganti
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Presentazione del libro
CENTONOVANTUNO CAPPOTTI
Inediti Garibaldini dalla Terra di Lavoro
con l'autrice AURORA DELMONACO 
 
Lunedì  6 giugno 2011 - ore 17,30
Sala "Ugo Toria
 C.so Mazzini, 39 - Ascoli Piceno
 
Intervento: Antonio D'Isidoro
Vice Presidente ISML di Ascoli Piceno

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 “Intanto per venire al filo del racconto delle mosse speciali della Legione del Matese, e per meglio chiarire certi fatti al cronista della Verità, dò un rapido cenno della creazione della nostra Legione e le operazioni da essa eseguite fino alla battaglia del 1° ottobre. Ricordo che io reduce dalla galera di Procida alla fine di giugno con altri amnistiati, il Comitato Supremo garibaldino di Napoli ne fece sentire che ci fossimo ritirati nelle rispettive provincie, per far parte dei Comitati provinciali, coll'incarico di promuovere l'insurrezione; come di fatti nei primi giorni di luglio il Comitato centrale di Terra di Lavoro, si era già costituito in S. Maria, sotto gli occhi dei regi, presieduto dal distinto Salvatore Pizzi. Contemporaneamente il Comitato supremo di Napoli nominava nove cittadini di Terra di Lavoro fra i più conosciuti liberali ed addetti alle armi, col nome di Capi di Brigata, e questi furono a quanto ricordo i Signori Torti e Stocchetti di Piedimonte d'Alife, Campagnano, Zona, io ed altri che non ne rammento i nomi. Ognun di noi si pose all'opera per l'arrolamento di volontari. Poscia nel mese di agosto, il Comitato di Napoli ordinava a quello di S. Maria che, fra i nove Capi di Brigata della provincia ne avesse eletti due col nome di capi di spedizione; e fattasi la votazione risultò il Sig.r Campagnano ed io, e che il nome del Corpo che andavamo a costituire avesse preso il nome di Legione del Matese” (lettera di Giuliano Iannotta al Direttore de La Verità).

 

 

I testi che qui si presentano, scritti nel 1879, sono stati scoperti per caso più di un secolo dopo che erano stati nascosti in un solaio. L'autore è Giuliano Iannotta (1826 – 1885), capitano della Legione del Matese, una formazione volontaria che si organizzò nell'agosto 1860 per affiancare in Campania l'Esercito meridionale di Garibaldi.
Giuliano Iannotta era stato condannato a morte per aver preso parte ai moti napoletani del 1848. Commutata la pena, fu inviato per vent'anni nel carcere di Procida da cui uscì per amnistia alla fine del giugno 1860. Riprese subito i contatti con i comitati insurrezionali, partecipò con la Legione all'ultima battaglia sul Volturno e poi allo scontro con gli insorti reazionari di Isernia. Nella rotta di Pettoranello fu fatto prigioniero e inviato a Gaeta da dove uscì nel successivo mese di novembre.
È uno strano caso che questi scritti, che volevano rammentare ai contemporanei del 1879 gli eventi vissuti dal capitano e dai suoi compagni nel 1860, vengano presentati adesso, al compimento dei 150 anni dell'unificazione italiana, ricordando gli sfondi complessi in cui vanno inseriti, le diverse correnti del liberalismo che attraversavano il paese da nord a sud; l'impatto fra il volontarismo impulsivo delle Camicie rosse, l'audace tattica dell'irregolare Garibaldi e le crepe profonde dell'esercito di un re avviato alla sconfitta che segnò l'ultima battaglia; e, ancora, la parte avuta in queste vicende dalla borghesia che si stava formando nel regno, e la resa dei conti tentata dalla parte borbonica facendo presa sulla collera dei senzaterra esplosa nella transizione verso il nuovo regime. Giuliano Iannotta assisteva, così, all'aprirsi della ferita meridionale nello stato unitario.
Si disse di lui: “sapeva che dall'attitudine degli uomini viventi secondo l'altezza de' tempi dipende il progresso di un popolo e di una nazione”.

 L'autrice:  Aurora Delmonaco  
Aurora Delmonaco  Napoletana, ricercatrice di storia e specialista in didattica della storia, è stata insegnante e preside nei licei. Ha collaborato con l'Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia e Istituti associati, della cui Commissione Formazione oggi è responsabile; è stata presidente del Laboratorio nazionale per la didattica della storia ed ha fatto parte di alcuni gruppi di lavoro ministeriali fin dagli anni Novanta. Ha organizzato e partecipato a moltissimi seminari, convegni, corsi, laboratori di storia e ha scritto numerosi saggi, fra cui La storia insegnata in laboratorio , in P. Bernardi, Insegnare storia , UTET Università, Torino, 2006; La signorina a quadretti e le altre lavoratrici insegnanti , in G. Chianese, Mondi femminili in cento anni di sindacato , Ediesse, Roma 2008. Ha curato diversi libri, l'ultimo dei quali è Fare storia crescere cittadini (ZONA, 2010). Si occupata anche di ricerca microstorica: Quelli della pietra cupa. Mille anni di una comunitmolisana, Athena , Napoli 1989.